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Paneuritmia

Il Festival della Paneuritmia terza parte

Terzo giorno

 

Quella sera ci coricammo prima rispetto a venerdì, e per questo pensavo di partecipare alla contemplazione del sole che sorge, l'indomani. Ma credendo che Georgi sarebbe venuto a chiamarmi anche questa volta, non impostai la sveglia del telefono cellulare e così mi svegliai più tardi del dovuto. Mi dispiacque molto non aver assistito al sorgere del sole, perché è un momento di gioia.

Alle otto feci colazione insieme a tutti gli altri.

Alle nove ricominciammo a danzare la Paneuritmia, soffermandoci sugli esercizi più difficoltosi.

Alla fine delle esercitazioni venne il momento di fare delle domande. Ricordo che Elisabetta fece una domanda sul mancato riconoscimento, da parte dei seguaci di Peter Deunov, di Aivanhov come Maestro. Georgi rispose che fra gli insegnamenti dei due ci sono differenze, ma che la fonte è la stessa, e quindi non c'è motivo di creare divisioni. Su questa cosa sono molto d'accordo!

Ci esortò a continuare per conto nostro la pratica della Paneuritmia, dicendoci di contare sul nostro Maestro interiore e perciò di non aver paura di non riuscire.

Arrivò poi il momento, intorno a mezzogiorno, della consegna degli attestati di partecipazione.

Come aveva fatto Deborah la sera prima, facemmo lo stesso anche noi. Ognuno scelse un esercizio della Paneuritmia ed un canto.

Alcuni come Orietta e Milena chiesero di essere aiutati nel canto ad allora mi unii a loro.

Quando toccò a me, scelsi "Misli". Poi Georgi mi chiese di eseguire "Respirazione".

Prima di concludere la mattinata ci aspettava ancora una cosa: un'intervista in cui  dire cosa avevamo imparato e cosa ci aveva colpito maggiormente.

Georgi prese la videocamera con cui aveva ripreso molti momenti di quei tre giorni e venne da me dicendo che toccava a me cominciare. Fui preso alla sprovvista perché non avevo il tempo per riflettere. Da questa esperienza di Paneuritmia, comunque,  ho imparato non soltanto gli esercizi, ma anche qualcosa dello spirito fraterno che Georgi e Tonka ci hanno comunicato. Come dissi nell'intervista, sono felice del clima che si è creato fra noi. Quando lo dissi e Leonora ebbe tradotto, Georgi mi rispose portando la mano sul cuore, come fa spesso. Gli altri intervistati ebbero la parola pronta, esprimendo la loro gratitudine e le loro sensazioni.

Dopo il pranzo, ci fu, per concludere, un altro piccolo concerto in cui si esibì di nuovo il "Trio Cellatica". Cominciavano già i saluti, perché alcuni dovevano partire. Ricordo che Georgi, Tonka ed io cantammo "Koi na ranina" e "Vehadi", un canto in lingua Vatàn. "Vehadi" fu molto apprezzato, grazie all'intelligenza musicale di Georgi e Tonka che improvvisarono un finale molto bello.

Che dire, ora? Siamo giunti alla fine di questo racconto: spero che vi sia piaciuto questo viaggio fatto insieme traverso i ricordi.

L'impronta che mi è rimasta  è stata in termini di condivisione, spirito fraterno e anche autostima.

Non mi resta che dare un caro saluto a Georgi, Tonka e tutti gli altri compagni di questa esperienza; e arrivederci!

 

Michele Perillo

Il Festival della Paneuritmia seconda parte

Secondo giorno


Alle 4.55 mi svegliò la voce di Georgi: "Michele, my friend!"

Mi chiamava per andare a contemplare il sorgere del sole e danzare la Paneuritmia, come in programma. Ma poi tornai a letto, perché avevo dormito troppo poco.

La colazione era prevista per le 8.00 e alle 9.00 riprendevano gli esercizi di Paneuritmia.

Quella mattina mi sentivo molto riposato, ero di buon umore, non avevo più i disturbi del giorno prima e potei ascoltare meglio le istruzioni di Georgi e quello che accadeva intorno a me. Mentre lui danzava con noi, Tonka ci accompagnava suonando il pianoforte. "Raz i!" diceva  con voce squillante, e la musica iniziava. Durante tutto il tempo Leonora faceva da interprete traducendo dal bulgaro all'italiano e dall'italiano al bulgaro. Nonostante le difficoltà eravamo lieti e non mancavano le risate. Durante la mattinata fino a mezzogiorno imparavamo gli esercizi centrali della Paneuritmia. Ricordo la forte energia del "Quadrato" e la sensazione di delicatezza e tenerezza che ho provato durante l'esercizio "Mobilità": questa delicatezza femminile si distribuiva e circolava fra noi.

Georgi continuava ad insegnarci in maniera appassionata. Ogni sua parola era espressiva, ogni suo gesto parlava. La sua figura, alta ed agile, si esprimeva con forza e bellezza. Tonka continuava ad accompagnarci col pianoforte elettronico.

Noi tutti eravamo contenti di essere lì e c'era molta gioia.

Dopo aver provato gli esercizi per tutta la mattina, pranzammo. Il cibo era delizioso e lo gustai.

Dopo mangiato ci fu il tempo per riposarsi fino alle tre.

Purtroppo dopo il riposo, Carlo, uno di noi (che chiamiamo Charles secondo il suo gusto), camminando a piedi nudi, si ruppe il quinto dito del piede destro urtando contro il piede di un divano. Così poté solamente assistere alla danza, senza partecipare. Vanna cercò di dargli sollievo con la pranoterapia.

Il programma prevedeva che nel pomeriggio si cantassero i canti della Paneuritmia. Così, all'ombra dei gelsi, cantammo, guidati da Tonka e Georgi.

Più tardi riprendemmo gli esercizi, gli ultimi. Per me sono i più difficoltosi da ricordare, perché, imparati per ultimi, sono stati imparati con maggior fretta.

Poiché faticavo ad eseguirli, fui messo in coppia con Deborah, che li conosceva già e fu una buona guida.

L'esercizio che mi è rimasto più impresso fra gli ultimi è "Disciane" ("Respirazione"). Ogni volta che l'eseguo sento una espansione nel petto, che è anche un abbraccio.

Deborah non poteva fermarsi con noi anche la domenica e così la consegna dell'attestato di partecipazione prevista per domenica prima di pranzo per lei avvenne quella sera stessa. La consegna dell'attestato avveniva previa esecuzione individuale di un esercizio e di un canto.

Deborah scelse uno degli ultimi esercizi (non ricordo quale perché li confondo tutti) e lo eseguì con molta pacatezza e concentrazione. Poi Georgi le chiese di eseguire l'esercizio "Respirazione", che prevede il canto di nove scale, ripetute tre a tre, nell'intervallo di due ottave (molto più semplice a farsi che a dirsi).

Erano ormai le sette e tutti andammo a cenare.

Dopo il pasto, come la sera precedente, ci fu un concerto mistico. Alcuni pezzi erano cantati, altri eseguiti da Tonka alla tastiera.

Georgi e Tonka desiderarono dedicare un brano a Deborah ed uno a me. Non mi aspettavo questo gesto, ne sentii la gratuità.

Il concerto fu molto intenso: Tonka cantò con una voce limpida, sottile e penetrante. Il marito di Elisabetta, che è un compositore e quella sera era venuto apposta per ascoltare il concerto, rimase colpito profondamente.

Cantammo anche dei brani a tre, Tonka, Georgi ed io. "Trio Cellatica!" annunciò Tonka prima di cominciare. Questi pezzi a tre furono un momento di vera condivisione.

Quella sera ci coricammo prima rispetto a venerdì, e così pensavo di partecipare alla contemplazione del sole che sorge, l'indomani.

Continua...

Il Festival della Paneuritmia - Cellatica 24-26 giugno 2016

Primo giorno

Grazie... Un "grazie" è quello che mi viene da scrivere riportandomi allo scorso week-end, all'esperienza della Paneuritmia. È stata un'esperienza indimenticabile, che mi ha lasciato dentro una forte impronta. Ed ora racconterò.

Prima di tutto bisogna però che chiarisca in quale punto della mia vita si è collocato questo evento così bello.

Sono infatti uscito da una psicosi che ebbe il suo punto culminante nel giugno 2014. Fui ricoverato prima in ospedale, poi in una struttura ad elevata assistenza; attualmente vivo in una Comunità Protetta a Media assistenza ed assumo ancora farmaci, anche se ridotti rispetto ai ricoveri iniziali.

Nella cornice dell'uscita graduale da un momento buio va collocata l'esperienza del festival della Paneuritmia.

Dovetti chiedere un permesso all'équipe curante per poter partecipare all'evento ideato da Leonora (da alcuni mesi la mia psicologa) e da me. Quando dopo esitazioni e perplessità il permesso mi fu concesso, provai un grande senso di libertà.

Quando nel primo pomeriggio arrivai a Villa Breda, trovai subito un clima di amicizia.

Entrato nel cortile della cascina, fui condotto da una giovane donna (che seppi poi chiamarsi Milena) sotto un portico dove c'erano, disposti in tondo, dei divani, sui quali era seduto chi era arrivato prima di me.

Su di un divano sedeva Georgi, l'istruttore; sulla destra c'era il mio pianoforte elettronico e alla tastiera stava Tonka, la moglie di Georgi.

Leonora mi presentò: "Lui è Michele".

"Michele!" esclamò Georgi inclinando il capo da un lato. Tonka voleva ringraziarmi in modo speciale per il pianoforte: Leonora tradusse dal bulgaro. Poi Georgi si alzò e venne a stringermi la mano. Fu una stretta molto calorosa. Non potei sostenere il suo sguardo perché era troppo intenso per me.

Nonostante l'accoglienza ricevuta non riuscivo tuttavia a sentirmi del tutto a mio agio e mi sedetti sul divano più vicino, dalla parte opposta rispetto alle altre persone. Mi invitarono a mettermi vicino a loro e così mi spostai.

Il seminario iniziò quando Georgi, presa la parola, ci invitò a cantare insieme il canto dell'"Aoum", che fa parte della Paneuritmia. Lo cantai volentieri, perché già lo conoscevo.

Poi recitammo insieme la preghiera del "Padre nostro", noi in italiano, Georgi e Tonka in bulgaro. Fu un bel momento, in cui le nostre anime si incontrarono.

Terminata la preghiera venne il momento delle presentazioni: Georgi imparava subito i nomi ripetendoli come qualcosa di caro. Egli tenne quindi una piccola lezione sui sette princìpi di Ermete Trismegisto, spiegando come la Paneuritmia sia un tentativo di armonizzarsi con essi .

Parlava appassionatamente, credo con quella passione della cui fiamma parla Krishnamurti. Fu bello seguirlo.

Quando finì la lezione teorica, trasferitici nel bellissimo giardino, cominciammo ad imparare i primi esercizi della Paneuritmia. Io già li conoscevo perché li avevo provati al Centro Armonia della Fratellanza Bianca Universale, dove avevo anche comprato un libro con la relativa documentazione.

Fu però difficile per me eseguire questi esercizi, perché i miei disturbi erano ritornati e sentivo intorno a me voci che cercavano di spaventarmi e bestemmiavano. Era da tempo che non sentivo più le voci e la cosa mi mise piuttosto in crisi.

Leonora si accorse subito che non stavo bene e così ne parlammo insieme io e lei.

Era ormai ora di cena. Le vivande, tutti piatti vegetariani, erano ottime e cercai di gustarle nonostante mi sentissi ancora un po' disorientato. Seduta di fronte a me c'era una giovane donna di nome Deborah, che era venuta da Trento per danzare le Paneuritmia con noi. Mi chiese come stavo e, fidandomi della sua discrezione, le dissi delle mie voci. Fu effettivamente discreta come avevo intuito.

Alzatici da tavola, Georgi mi prese le spalle sotto il suo braccio e in inglese mi chiese quali voci sentivo. Gli dissi che le voci cercavano di farmi paura. Allora lui mi rispose: "Che cosa hai paura di perdere?" Ed io non lo sapevo. Poi mi suggerì:" Cosa hai paura di perdere? Il tuo corpo? La tua mente?" "La mia mente", risposi. "You're a captain," mi disse, "Tu sei il capitano della tua nave, non dimenticarlo mai."

 

Dopo la cena era previsto un piccolo concerto di canti mistici, tenuto da Georgi e Tonka. Furono molto bravi, con semplicità, tanta cura e devozione. Mentre cantavano tenevano sempre lo sguardo alzato a quarantacinque gradi, come durante la Paneuritmia. Tonka cantò anche dei canti molto difficili nell'antica lingua Vatàn.

Ad un certo punto mi invitarono a cantare. Così cantai due canti della Paneuritmia che mi stanno particolarmente a cuore: "Izgreva Slantseto" e "Misli", cioè "Il Sole sorge" e "Pensa".

Il concerto mi fece sentire sollevato, mi elevò.

 

Quella notte fu difficile dormire. Prima di andare a letto mi sentivo ancora un po' disorientato e le voci e le immagini non mi avevano lasciato ancora. Ma andando a letto, ad un tratto, comparendomi i visi di chi avevo incontrato durante il giorno, provai intensamente il desiderio di essere in pace con tutti. Desiderai anche di essere in pace con me stesso e così mi rivolsi a ciò che mi disturbava e gli dissi col cuore: "Voglio essere in pace con te." Ebbi uno scatto e poi ci fu pace.

Tuttavia non potei addormentarmi se non molto tardi, perché le intense emozioni della giornata riaffioravano con forza: vedevo i visi intorno a me, sentivo suoni bulgari intorno a me...

Continua...

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